DIARIO DI BORDO: Le mie DueRocche – Esattamente un anno di running

Ritirare un pettorale, fare un sospiro, ed appenderlo al muro con tutti gli altri.Sul post-it che solitamente appendo sopra con scritto distanza e tempo scriverò un malinconico "non pervenuto".Appena saputo che l'intervento sarebbe stato il 13, mi sono subito iscritto alla DueRocche, pur sapendo che, nella migliore (seppur remota) delle ipotesi l'avrei fatta camminando. Non per follia, ma perché speravo che la mia convinzione spronasse il mio corpo a recuperare il prima possibile.Effettivamente il recupero sta proseguendo bene, ma non nella maniera quasi miracolosa che sarebbe servita per farmi partecipare a questa manifestazione.Esattamente un anno fa mi trovavo tra le mani il mio primo pettorale. 1422. Ritirato da mio padre, perché lavorando in negozio non riuscivo ad andare di persona.Correvo da due - tre settimane, qualche uscita, così per fare. Le scarpe da corsa (o quelle che io credevo fossero scarpe da corsa) le avevo, una maglietta con la quale facevo palestra, pantaloni della tuta... ed ho iniziato. Di fiato tenevo massimo 4-5km, poi dovevo fermarmi, non facevo attività sportiva da molti anni.Però correre mi piaceva, con la mia musica nelle cuffiette. E guardando in giro ho visto un evento, poco distante da casa, sembrava una cosa anche ben organizzata. "Due Rocche di Cornuda. Percorsi da 7 - 12 - 21km".Ok, i 21 non li avrei fatti nemmeno in scooter, i 12 era improponibile, ma i 7... perché no? Vabbé, magari a metà mi fermo un attimo, rallento, c'è pure il ristoro... Ma si, andiamo! Mi iscrivo via internet ed in pochi minuti è fatta.Casualmente conosco anche una ragazza, con la quale ho un'amica in comune, che parteciperà. Cerca in tutti i modi di convincermi a fare la 12km, ma effettivamente non ha idea di con chi ha a che fare..!Arriva il giorno della corsa, parcheggio in stazione e inizio a perdermi in quel mondo di persone che vagano tra gli stand con pacchi gara e scarpe. Sono arrivato con largo anticipo, per la paura di arrivare tardi, quindi riesco a sedermi, riposarmi un pochino... conosco di persona la suddetta ragazza, che ancora cerca di farmi fare i 12km (illusa). La gente inizia a correre avanti e indietro per scaldarsi, ma entrambi pensiamo che "abbiamo tutto il percorso per buttar via energie, meglio risparmiarle per ora".Quindi, belli freschi, in una solare giornata, ci mettiamo in griglia. Il mio entusiasmo vorrebbe portarmi tra le prime fila, la sua esperienza ci porta indietro. Col tempo capirò che quella scelta mi ha salvato da una carica di bufali che mi avrebbe preso alle spalle.Si parte. Un sacco di gente che inizia a muoversi ed avanzare lentamente, almeno finché la massa non si sia diradata. Tratto in asfalto iniziale, poi le strade si dividono ed io, che non mi son fatto fregare, prendo i 7km. Non riesco a capire che "passo" tengo (all'epoca, non avevo idea di cosa fosse un ritmo) e mi faccio trainare dalla massa. Il dislivello inizia timidamente a salire e il centro città si trasforma prima in periferia, poi in boschetto. Quando il boschetto diventa vero sterrato, inizio a capire che le mie scarpe non sono così adatte. Alcuni passaggi li farò camminando a causa del traffico: questa cosa mi innervosisce inizialmente, ma poi approfitto della situazione per respirare un po'. Arrivo al ristoro e anche qui imparo che è meglio non prender troppa roba. La fettina di mela di troppo mi resterà sullo stomaco per il resto dei km.Non ho idea della posizione geografica in cui mi trovo, ma continuo a seguire la massa. Il clima è ideale, il paesaggio stupendo. Dopo un po', però, il mio fiato inizia a lamentarsi, come è giusto che sia, e mi trovo a fare alcuni tratti camminando, riprendendo a correre ad ogni briciolo di energia recuperata. La stanchezza è proporzionale all'adrenalina quando finalmente si sente in lontananza lo speaker e si intravede l'arco Mizuno. E' una fregata, perché il percorso si allontanerà nuovamente per poi entrare nel rettilineo finale.Qui scopro di avere una riserva di energia che non conoscevo. E' adrenalina purissima, che mi carica a molla e mi lancia negli ultimi 200metri in cui mi sento l'Asafa Powell di Montebelluna e supero parecchie persone che l'hanno presa con molta più serenità.Passo sotto l'arco, prendo il tagliandino che mi dice "7km - Sei arrivato 56°", vedo un metro quadro d'erba libero, e li mi stendo. Un sorriso stampato in faccia e na stanchezza infinita.Il giorno dopo chiesi a mio padre di farmi una pannello di legno da appendere al muro, al quale avrei appeso con tre puntine da disegno il mio primo pettorale.Oggi, esattamente un anno dopo, rieccomi con un altro pettorale. 864. Anche la maglietta non è male, molto rappresentativa.Peccato, l'ho aspettata tanto e non poterla fare mi rode parecchio... ma vabbé, non mi abbatto, raccolgo solo la cattiveria necessaria per guarire velocemente e infilarmi nuovamente un paio di scarpe da running al più presto. Tra un mese esatto c'è la Moonlight Half Marathon a Jesolo, altra gara tanto sognata. Difficile essere in forma per quel giorno, ma finché sognare sarà gratis, ne approfitto...In bocca al lupo a tutti i DueRocche's Runners 2011! Se lunedì vedete un ragazzo che si aggira nei pressi della partenza con una stampella, fermatevi a salutarlo! 😉

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